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Sci di fondo – Lacrime, orgoglio, il duello con Klæbo. Pellegrino racconta a Fondo Italia l’emozione dell’argento nella sprint dei Mondiali

TRONDHEIM – Una carriera intramontabile, costellata di successi e grandi traguardi, trova compimento oggi a Trondheim con l’emozionante medaglia d’argento che Federico Pellegrino è stato capace di regalare a sé stesso e a tutti gli appassionati e tifosi – italiani e non – che hanno seguito da ogni parte del mondo la sua ultimissima sprint dei Mondiali. Per l’azzurro si tratta della 7ª medaglia iridata, la terza individuale dopo l’oro di Lahti 2017 e l’argento di Seefeld 2019, ma anche di un traguardo storico per quanto riguarda le tempistiche con cui è arrivato. Sul podio dei Mondiali a 34 anni (va per i 35 quest’anno), Pellegrino è infatti l’atleta più anziano ad aver vinto una medaglia in una sprint tra Mondiali e Olimpiadi. Di questo e altri argomenti legati a questa storica medaglia, ha parlato proprio Federico Pellegrino, raggiunto dalle domande di Giorgio Capodaglio, inviato di Fondo Italia a Trondheim.

Cosa significa per te vivere questo momento a oltre 34 anni?
“La medaglia più vecchia tra Mondiali e Olimpiadi in una gara sprint, qualcosa di cui sono fiero e orgoglioso. Ho fatto ciò che mi piace di più, mettere in campo la miglior versione di me stesso nella gara in cui non fa la differenza solo il fisico ma soprattutto l’aspetto mentale. Ho fatto delle scelte nel corso della gara che mi hanno portato al risultato che ho fatto. Non è stato un flusso in cui mi sono lanciato, è stato ricercato tutto, ogni cosa. Il duello con Klæbo? È stato bello provare anche a impensierire Klæbo, prima dell’ultima curva lui era già a uovo, io ancora pattinavo, questo mi ha fatto entrare nell’ultima curva a una velocità maggiore rispetto a lui. Sono uscito dalla curva che ci ho ancora provato, poi passato il traguardo è stato incredibile. Dopo aver passato il turno in semifinale, ho iniziato a piangere a singhiozzo, perché sentivo che quello era il momento chiave della gara e poi avrei solo dovuto godermi la finale“.

La scelta della seconda batteria è legata alla buona condizione nelle qualificazioni?
“Scelgo sempre quella nei grandi eventi. Lo avevo già deciso, anche avessi fatto il trentesimo tempo. Ovviamente devi avere la condizione, ma io già in semifinale ho voluto andare davanti, l’obiettivo era non far passare nessun lucky loser dalla mia semifinale. Soprattutto su questa neve, la semifinale 1 ha un netto vantaggio sulla semifinale 2, per quello volevo la parte alta del tabellone, come sempre. La semifinale era il momento chiave, ho visto che in discesa mi ha passato solo Klæbo. Sulla salita non andavo a tutta, ho fatto delle scelte stando a sinistra sulla neve più dura. Controllavo Klæbo, anche lui in semifinale non voleva andare avanti, ma alla fine ha ceduto. In pieno stile Pechino, sembrava di vivere la stessa cosa. Sembra siano stati solo dei duelli con lui lungo tutta la carriera, ma alla fine ci sono anche gli avversari. Con testa ed esperienza sono riuscito a metterne dietro tanti“.

Guardando la gara, è sembrata quasi facile. Com’è stata la gestione?
“L’obiettivo è quello, cercare avere tutto sotto controllo. Ma non è sempre così. Già da ieri ho avuto grandi problemi nella scelta materiali e anche sulla confidenza. Ho perseverato nell’idea di non utilizzare lo sci più veloce, che però non mi dava lo stesso feeling sotto i piedi e nelle gambe. Questo fa ancora parte dell’esperienza. Questa mattina all’ultimo hanno cambiato i tempi per poter entrare in pista e ho anticipato l’arrivo allo stadio. Avevo ancora la colazione sullo stomaco, non potuto fare la preparazione in camera solita di avvicinamento. Sono felicissimo del fatto che sono riuscito ancora una volta a mettere in campo la migliore versione di me e sono riuscito a fare una delle mie migliori prestazioni in carriera dal punto di vista tattico ancora di più che dal punto di vista fisico. Anche su quello c’è tanta tattica, per arrivare a questa condizione c’è tanto lavoro dietro, anche nella gestione di emozioni famigliari, possibilità di allenarsi, c’è tantissimo”.

Era la tua ultima sprint mondiale, cosa credi abbiano pensato i tanti tifosi norvegesi?
“Quando dopo il traguardo siamo stati invitati a fare un passaggio davanti al pubblico, io piangevo a dirotto e penso che lo abbiano capito e che l’ovazione che ho sentito sia stata un tributo a una carriera che ha dato del divertimento. Con Pellegrino in forma anche il Klæbo più forte non è mai stato sicuro al cento per cento di portare a casa risultato. Onore a lui, io non avevo nulla da perdere. Non era una medaglia in più a cambiare le cose, lui invece in casa aveva qualcosa da perdere ed è stato formidabile perché ha gestito tutto al meglio“.

Cosa hai detto a Klæbo dopo il traguardo?
Gli ho detto che è stato un bel viaggio in tutti questi anni. Anche se l’ho battuto poche volte, ma qualche volta comunque sono riuscito a farlo, questo mi rende molto orgoglioso. È stato bello condividere queste emozioni. Alla fine di sprint a skating ai Mondiali, ne ho fatta 1 senza di lui e 3 con lui”.

Pellegrino si è poi trattenuto ai microfoni di Fondo Italia, concedendosi anche a una videointervista in cui ha toccato altri importanti temi, tra cui le aspettative di squadra e in particolare l’affetto della famiglia, che gli ha dato qualche motivazione in più per provare a superarsi sulle nevi di Trondheim.

Spostando l’attenzione sugli obiettivi di squadra, l’azzurro si rallegra per essere riuscito fin da subito a “sbloccare” il medagliere. Un inizio col botto che può sicuramente essere di buon auspicio per il prosieguo della kermesse iridata: “Mi sono già tolto un bel peso, il peso delle aspettative. Adesso, in generale per tutta la squadra, sono sicuro che abbiamo iniziato con il piede giusto, con questa medaglia nella sprint. E adesso si va ancora avanti”.

Infine, un bel pensiero rivolto alla moglie Greta Laurent e al figlio Alexis, che oggi non erano sul campo ma hanno potuto seguire la gara di Pellegrino da casa: “Se mi è mancato oggi il bacio di Greta all’arrivo? Non l’ho avuto fisicamente, ma sicuramente l’ho avuto nel mio cuore. Tra l’altro mi ha aiutato dal punto di vista anche della tattica perché nei turni delle altre heat, anche quelle femminili, ha un po’ di esperienza. Quando guarda una gara, sa cosa guardare e quali informazioni darmi. E’ stato bello viverla in questo modo assieme, al telefono mentre facevo il mio riscaldamento. Poi appena il piccolo si è svegliato dopo il pisolino è stato contento di vedere che arriva a casa un bel peluche”.

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