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Paralimpici , Sci di fondo

Sci di fondo – I fondisti paralimpici promuovono Trondheim 2025, ma c’è tanto lavoro da fare ancora

I Mondiali di Trondheim hanno rappresentato, fin dall’elezione della località norvegese a host venue, la garanzia di poter avere un evento storico per le discipline nordiche. Dall’organizzazione, al valore storico e culturale per lo sport, fino al pubblico: tutti erano ben consapevoli che dei Campionati del Mondo, nella terra dove lo sci nordico è di casa, sarebbero stati una manna dal cielo per sport in sofferenza, mediaticamente parlando. Nel bel e nel male, nonostante gli scandali nel salto e le difficoltà meteorologiche che hanno complicato il lavoro degli organizzatori nel garantire piste efficienti e condizioni eque per tutti i partecipanti, le aspettative di un Mondiale storico e spettacolare sono state confermate.

Dal punto di vista dell’impatto culturale, Trondheim 2025 sarà ricordato anche come traguardo storico per due motivi: la parità dei montepremi tra uomini e donne in tutte le discipline e la presenza, nello sci di fondo, di una gara dedicata agli atleti paralimpici che, per la prima volta nella storia degli sport sulla neve, hanno gareggiato in competizione iridata assieme ai colleghi normodotati: con il programma di gare molto fitto, è stato scelto di portare nella manifestazione “solo” la Sprint per atleti seduti, in piedi e ipovedenti (VI), che si è svolta nell’arco di due giorni presso la Granåsen Arena. L’iniziativa, sostenuta a larga maggioranza dal Comitato Organizzatore, dalla FIS e dalla Federazione Norvegese di Sci, ha avvicinato lo Sci di fondo paralimpico a un nuovo pubblico.

Un evento promosso all’unanimità come dimostra il francese Benjamin Daviet, medaglia di bronzo nella Sprint maschile, categoria Standing, intervistato alla FIS: “La competizione è andata molto bene ed è stata organizzata molto bene. È stato fantastico competere in un evento del genere con atleti normodotati. Il numero di spettatori e l’atmosfera erano completamente folli. Ha anche dato più risalto allo sport paralimpico”. Anche la statunitense Dani Aravich, finalista della Sprint femminile Standing ha tessuto le lodi dell’atmosfera che si respirava a Trondheim ed era “l’epitome di ciò che è lo sci di fondo. Siamo stati in grado di introdurre un’intera nuova comunità al mondo dello sci di fondo paralimpico”.

Julia Kern, medaglia d’argento nella Team Sprint, ha sottolineato l’importanza di alternare nella stessa giornata gli eventi di sci di fondo paralimpico e normodotato: “Avere i Para a gareggiare a questi Mondiali, essere lì tutti insieme, è stato fantastico! Questi atleti sono davvero incredibili e stimolanti, e meritano le stesse folle e la stessa esperienza. Raramente ci sovrapponiamo e mi è piaciuto molto fare il tifo per gli atleti e connettermi con loro fuori dalla neve. Mi piacerebbe vedere di nuovo questa cosa in futuro”.

E proprio perché l’iniziativa è piaciuta a tutti gli atleti che hanno avuto la possibilità di prendervi parte che ci sono alcuni aspetti da migliorare per poterla ripetere in futuro, magari già in occasione delle competizioni iridate che si terranno tra due anni nella vicina Svezia, a Falun.
Organizzare le qualificazioni Sprint il giorno prima delle finali, una necessità dovuta al fitto programma, si è rivelato tutt’altro che ideale per gli atleti paralimpici, viste le condizioni meteorologiche.

“Le qualifiche contano moltissimo per il distacco che ci sarà tra gli atleti per le finali” ha spiegato Daviet “La neve è cambiata da un giorno all’altro e questo ha influito sul distacco per le finali. Le finali sono state più veloci delle qualifiche, ma i tempi sono stati presi dalle qualifiche. Questo ha comportato vantaggi e svantaggi per alcuni atleti. Se si dovesse ripetere, dovrebbe essere tutto nello stesso giorno per essere più equi possibile”.

Un aspetto lontano dalle vicende di gara, ma non meno importante, è quella logistica: è stato infatti ben più difficile da organizzare trasporti e alloggi per gli atleti paralimpici, che necessità di un’accessibilità differente rispetto ai normodotati. L’ostacolo maggiore è stata la carenza di camere d’albergo per gli atleti paralimpici: “Abbiamo finito per distribuire le squadre Para in tre hotel diversi” ha rivelato Erik Husby, Chief of Competitions della Sprint paralimpica “Poi abbiamo dovuto pianificare anche il trasporto adattativo da questi tre hotel. Questo è stato forse il problema più grande, ma lo abbiamo risolto al meglio”.
Lo stesso problema potrebbe presentarsi a Falun, nel 2027, visto che la località svedese è ben più piccola del capoluogo del Trøndelag e la fornitura di alloggi supplementari per gli atleti para potrebbe essere ancor più problematica; tuttavia i quasi 24 mesi di tempo a disposizione possono giocare a favore degli organizzatori della Dalarna.

Sebbene la Granåsen Arena sia stata adattata per gli sciatori para, gli atleti hanno notato un paio di problemi. Uno di questi era che la zona mista non era completamente accessibile alle persone in sedia a rotelle. “Penso che l’accessibilità e l’accesso alla neve per gli atleti disabili sarà un aspetto da considerare in futuro” ha aggiunto Aravich “E che ci siano aree di riscaldamento per gli atleti prima delle gare”.

Queste complicazioni, tuttavia, sono state ampiamente superate dagli aspetti positivi di Trondheim. Sandra Spitz, Direttrice Sport ed Eventi della FIS, si è detta “molto soddisfatta” dell’integrazione dello sci di fondo paralimpico nel programma di Trondheim 2025: “Un grande ringraziamento va al Comitato Organizzatore Locale per i suoi sforzi e agli sciatori para e normodotati per il loro impegno a gareggiare con alcuni compromessi”. Infine, per quanto riguarda la possibile ripetizione di questa esperienza, la Spitz è consapevole ci siano “punti di partenza diversi, con infrastrutture diverse nelle città e nelle sedi ospitanti che creano varie sfide. Tuttavia, ci impegniamo a lavorare sodo, passo dopo passo, per facilitare le pari opportunità”.

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