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Range Time – Analisi di fine stagione: “Giacomel è stato eccezionale, Carrara ha una nuova dimensione. Finisce l’era Boe, ma il biathlon è in salute”

In concomitanza con la conclusione della stagione 2024/25 del biathlon, giunge al termine anche il consueto appuntamento con la rubrica Range Time, incentrata proprio sull’approfondimento delle questioni più interessanti relative al biathlon italiano e internazionale. Partendo proprio dall’entusiasmante tappa finale di Oslo Holmenkollen, ripercorriamo a ritroso l’annata del biathlon e approfondiamo altre questioni, accompagnati dalla solita voce competente di Giuseppe Piller Cottrer:

LE TAPPE FINALI E I DUELLI PER LA COPPA DEL MONDO: “Avevamo già previsto che la short individual di Pokljuka, penultima tappa, sarebbe stata una sorta di spartiacque per la Generale e così è stato. Lì c’e stato l’allungo determinante di Sturla Laegreid che poi ha comunque dovuto diventarsi al meglio a Oslo per scongiurare un recupero da parte di Johannes Boe, che ha dovuto saltare la mass start in Slovenia in quanto ammalato. Al femminile ci siamo ritrovati a un duello allo sprint finale con un episodio fortuito che ha deciso le sorti della Coppa del Mondo. Questi sono aspetti che valorizzano ancora di più l’imprevedibilità della disciplina in questione: per vincere è necessario ovviamente esprimere un buon biathlon e svolgere tutto al meglio, ma la differenza talvolta è data dalle piccole cose, dal dettaglio, dal caso. I biatleti sono preparati talmente bene e il livello così omogeneo che quando si apre lo spiraglio bisogna saper approfittarne subito: un inciampo come quello di Lou Jeanmonnot a Oslo non è un evento di per sé eccezionale, ma si può archiviare rapidamente rialzandosi e ripartendo subito. In una situazione come quella di Oslo invece ha fatto la differenza e ha creato la situazione giusta per Franziska Preuss. Ha vinto dunque il prototipo di biatleta in grado di fornire grandi certezze al poligono. È importante perché garantisce la possibilità di difendersi lo stesso nelle situazioni in cui la parte di fondo non è esaltante come nei giorni migliori“.

IL RITIRO DEI BOE E IL RICAMBIO: “È vero che con l’addio dei fratelli Boe si chiude un’era del biathlon, ma bisogna dire che il ricambio c’è; vedo diversi atleti giovani in grado di farci divertire negli anni a venire come Laegreid (che è ormai già realtà), Tommaso Giacomel e Eric Perrot. Accanto a questi però inserisco anche Sebastian Samuelsson che vorrà portarsi a casa qualche soddisfazione importante: è sempre stato un ottimo biatleta, con grandi doti sugli sci, e se riuscirà a stabilizzarsi al tiro diventerà un atleta con cui fare i conti. Un altro atleta della vecchia guardia da non sottovalutare è Quentin Fillon Maillet. Il biathlon è uno sport di esperienza, dove è importante avere una grande consapevolezza di sé stessi e aver incontrato situazioni di ogni tipo in gara; penso che la vittoria di Jakov Fak nella short individual di Pokljuka sia una prova di quanto detto“.

LA STAGIONE DELL’ITALIA: “Dal punto di vista generale si è visto un team compatto e competitivo nei vari circuiti; come detto anche dal D.T Klaus Höllrigl, ci siamo creati delle situazioni che però non sempre siamo stati in grado di sfruttare, ma proprio per questo la squadra deve crederci e convincersi che le situazioni possano volgere a suo favore. Tommaso Giacomel è un vero punto di riferimento e a tutti gli effetti capitano di quel gruppo, che ha buone potenzialità e deve sfruttare la prossima estate per rifinire i dettagli e colmare qualche piccolo gap. Al femminile è stato molto bello vedere Michela Carrara piazzarsi così avanti ai Mondiali e trovare una nuova dimensione in Coppa del Mondo, un contesto dove negli anni scorsi faticava a essere presente con costanza. Ritrovando Lisa Vittozzi al suo meglio, Dorothea Wierer e Rebecca Passler senza intoppi di salute si può davvero pensare di vivere una stagione da protagonisti. Disponiamo poi di Hannah Auchentaller e Samuela Comola (veramente in condizione a Oslo) che danno delle grandi certezze al tiro. Anche i vari atleti, che sono passati dalla Coppa Italia per ottenere un posto in IBU Cup, si sono destreggiati in maniera molto buona anche nel circuito maggiore e questo è un segnale che conferma quanto di buono è stato costruito negli anni da Sci Club, Comitati, Corpi Militari. Riuscire a fare diverse top 10 in IBU Cup con atleti spesso molto giovani, in un contesto monopolizzato dalla Norvegia al maschile e dalla Francia al femminile, testimonia che l’asticella è stata alzata e quindi è di buona prospettiva per il futuro: anzi, c’è spazio anche per qualche piccola recriminazione per manifestazioni come Mondiali Junior ed EYOF dove il rendimento è stato molto buono, ma si potevano sfruttare ancora meglio certe occasioni”.

NUMERI RECORD AI CAMPIONATI ITALIANI: “Gli italiani in Val Martello sono stati un ottimo modo di chiudere la stagione, con una partecipazione giovanile davvero elevata. Consideriamo che è stato necessario correre le mass start 60, ma dirò di più: nella tappa precedente questi campionati è stata fatta una riunione e purtroppo noi allenatori abbiamo dovuto stilare una sorta di ranking per decidere chi fossero i 60 partenti e qualcuno non ha potuto prendere il via. Chiaramente dispiace, ma da un certo senso corrobora quanto detto circa la grande partecipazione nelle categorie più giovani. Un plauso ad atleti come Tommaso Giacomel, Michela Carrara e Hannah Auchentaller che si sono presentati al via con grande umiltà e hanno fatto la loro gara, tra l’altro in un contesto di neve non ottimale dato che si correva nel primo pomeriggio; tutti i giovani hanno apprezzato molto la presenza di questi grandi nomi del nostro biathlon, ma direi del biathlon mondiale. Chiaramente appena prima del campionato si sono svolti i World Military Games (CISM) e alcuni dei nostri si sono recati lì per onorare una manifestazione così importante per chi fa parte di un corpo militare; altri atleti invece hanno combattuto con situazioni di stanchezza fisica dettata soprattutto da carichi stagionali importanti e quindi non erano in grado di gareggiare. Forse c’è stato qualche assente di troppo, ma mi sento di dire che coloro che non hanno preso il via, lo hanno fatto per motivi più che giustificabili“.

Il RUOLO DELL’ALLENATORE: VALORIZZARE OGNI INDIVIDUALITÀ: “In qualità di allenatore ormai da diversi anni sono entusiasta di vivere la Coppa Italia e assistervi da bordo pista, potendo dare feedback costanti agli allievi. In questi anni di esperienza maturata con i più giovani, ho avuto a che fare con atleti dalle caratteristiche tecniche e psichiche differenti nell’affrontare le competizioni e nel trovare soluzioni di fronte alle complessità del biathlon. Ci sono diverse fasi di strutturazione e crescita dell’atleta, che variano a seconda dell’individuo: senza entrare nei particolari, ci sono numerosi studi nel campo delle neuroscienze che vengono in aiuto a noi allenatori e ci forniscono tecniche e approcci che – per quanto possibile quando le squadre sono ampie ed eterogenee – consentano anche un certo tipo di personalizzazione nell’allenamento. Non entrano in gioco solo differenze fisiologiche ma anche approcci diversi al poligono, legati a fattori come la motivazione, l’esperienza, il contesto di allenamento da cui si proviene. Il grande lavoro di un allenatore nel contesto giovanile è rivolto a questo: gli atleti non sono omogenei, hanno delle disparità e quindi l’allenamento deve essere quanto più possibile adattato a seconda del gruppo di lavoro in modo da massimizzare le potenzialità di ciascuno“.

LE RIVELAZIONI DELLA STAGIONE: “Chi mi ha colpito maggiormente per il suo salto di qualità è stato Tommaso Giacomel perché ha veramente realizzato una stagione eccezionale, mantenendo un livello medio altissimo, lo stesso che per altro ha fatto vedere in Val Martello. L’inizio di stagione era stato difficile, ma come avevamo già detto in più occasioni non c’erano evidenti problematiche tecniche, era piuttosto una questione mentale per cui era necessario sbloccarsi. Potrei citare in aggiunta anche Campbell Wright, ma ancora non ha raggiunto la costanza che ha fatto vedere il biatleta italiano. Al femminile la sorpresa è senza ombra di dubbio la finlandese Suvi Minkkinen, che nel giro di una stagione è passata dallo status di atleta da mezza classifica fino a quello di contendente per il podio; un salto di qualità incredibile che deve servire da esempio e da sprono per tutte le nostre rappresentanti. Nella prima tappa di casa aveva subito stupito ma si poteva pensare a un caso isolato, invece ha proseguito bene e la ricordo vincere a Oberhof in una single-mixed prima di ottenere la medaglia di bronzo nella sprint dei Mondiali”.

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