È stata una stagione 2024/25 davvero lunga e ricca di appuntamenti entusiasmati, così come sono stati numerosi e ormai giunti al termine gli appuntamenti con la rubrica Lo spunto di Zorro, dedicata interamente allo sci di fondo. Insieme a Cristian Zorzi abbiamo tracciato un bilancio di quanto visto nei mesi invernali da parte dei fondisti azzurri, capaci più di altre volte di trovare acuti tra Coppa del Mondo e Mondiali. Un ampia parte della discussione è stata dedicata alle possibili migliorie che la FIS dovrebbe apportare per rendere più accattivanti le gare sia per il pubblico che per gli atleti stessi.
IL RENDIMENTO DELL’ITALIA: “Per fare un raccordo con quanto visto l’anno scorso, possiamo dire che la stagione è stata più o meno in linea, ma quest’anno si sono visti più acuti nei momenti più importanti e dove c’erano maggiori occasioni: penso al Mondiale, dove c’erano più chance visto che ogni nazione poteva schierare quattro atleti. Federico Pellegrino ha fatto vedere tante belle cose, grazie a tutta l’esperienza maturata negli anni, ed è arrivato all’appuntamento più importante dell’anno preparato al meglio. Davide Graz dal Mondiale in avanti ha fatto un salto di qualità notevole, mentre Barp – anche prima dei problemi avuti – l’ho visto meno in forma dell’anno scorso. Ventura e Daprà mi sono sembrati andare leggermente indietro, hanno trovato difficoltà a raggiungere l’acuto, un po’ come Hellweger. Mi ha fatto piacere invece vedere qualche bella prova di giovani come Carollo, Cassol, Gismondi, Ticcò. L’impressione è stata quella di un’Italia trainata o dai veterani o dai molto giovani, mentre è mancato un po’ il gruppetto che sta nel mezzo e che doveva fornire con continuità posizioni intorno alla quindicesima o alla ventesima“.
LA CRESCITA DELLA SQUADRA MILANO-CORTINA: “Per come la vedo io, quest’anno Cramer ha difeso un po’ troppo a oltranza gli atleti della “sua” Squadra A. Perché se dovessimo mettere su una bilancia i risultati degli atleti della squadra A e di quelli delle squadre giovanili, nel complesso è stato migliore il rendimento delle squadre B, allenate dai tecnici Fulvio Scola e Renato Pasini. Il lato negativo, secondo me, è che a questi atleti e a quelli fuori da certe squadre sia stato dato poco spazio durante la Coppa del Mondo: per non parlare poi del trattamento dato ad atleti come Lorenzo Romano, Martina Bellini, Veronica Silvestri. Era necessario metterli dentro anche per avere delle alternative valide, il piano B, se non addirittura quello C, in modo da poter fronteggiare al meglio eventuali problemi o infortuni che sono sempre in agguato. Pensiamo a quanto successo nei casi di Elia Barp e di Nicole Monsorno“.
LE NOTE DOLENTI DELLA FIS: “Purtroppo chi sta ai vertici continua a non avere le idee chiare: si tolgono le gare più tradizionali per mettere qualcosa di nuovo, che però non dà frutti e quindi ad esempio andiamo incontro a una mancanza di partecipazione in parecchie gare. L’equiparazione delle distanze non ha più motivo di continuare, sebbene la FIS creda in questa linea; bisogna accettare che esistono differenze fisiologiche e rendersi conto di quanto le gare di prima fossero più spettacolari e le distanze eque proprio perché differenti. Questo conferiva spettacolarità perché la concorrenza era più ampia. Vedere una 50 km al femminile, per me, non è stato proprio un bello spettacolo: mi chiedo ad esempio quale esperienza positiva abbia mai potuto trarre una Maria Gismondi dalla 50 km in classico di Lahti visto che dopo pochi km aveva già perso tutti i punti di riferimento; cito lei perché giovane e perché italiana, ma estendo il discorso a tante altre“.
FUORI LO SKIATHLON, DENTRO LA PURSUIT. NO A QUESTO TOUR DE SKI: “Per quanto riguarda le gare che eliminerei dal calendario, cito senza dubbio lo skiathlon. Si è visto che non rende da nessun punto di vista e invece inserirei nuovamente la vecchia gara a inseguimento o Gundersen. Qualsiasi cosa che riduca un po’ tutte queste mass start che appassionano sì, ma fino a un certo punto. Forse andrebbero ridimensionate leggermente le sprint: in questo momento gli ipotetici vincitori di una Classifica Generale di Coppa del Mondo sembrano essere proprio coloro che si trovano meglio nelle sprint piuttosto che nelle distance. Cercherei di dare le stesse possibilità a tutti quanti e poi è veramente ora di togliere il Tour de Ski, soprattutto se fatto in questa maniera. Sarebbe preferibile un normale weekend di Coppa del Mondo in Val di Fiemme, oppure una sorta di mini tour di un solo fine settimana, con una ripartizione differente dei punti; in questa maniera credo che gli atleti sarebbero più invogliati a partecipare invece di stancarsi per 10 giorni, cimentandosi in format di gara sempre diversi e spesso insensati. Senza considerare che il Tour cade in un momento ostico e deve spesso essere incastrato all’interno di una stagione con il Mondiale o le Olimpiadi“.
LA GARA PIÚ BELLA: “La gara più bella e che mi ha entusiasmato maggiormente, perché ci sono state diverse situazioni e ribaltamenti, è stata la 10 km a skating maschile di Oslo. È stata super competitiva, tutti gli atleti si sono espressi al meglio e i distacchi dal primo al trentesimo sono stati davvero risicati; in tanti erano davvero molto vicini. Guardando gli intermedi, si poteva vedere come alcuni fossero partiti forte, altri invece avessero impostato una gara in progressione; per come la vedo io è stato un momento in cui si è rivisto il vero fondo, c’è stata una gestione dello sforzo davvero apprezzabile“.
LE SORPRESE DELLA STAGIONE: “Al maschile direi sicuramente Edvin Anger. È stata la sorpresa più grande per il livello che è stato in grado di toccare nel corso della stagione. È partito molto bene, ha avuto qualche alto e basso ma si è ripreso nel finale ed è stato premiato anche con il secondo posto nella Classifica Generale. È un bell’atleta che si sta creando le basi per un ottima carriera nel futuro prossimo. Al femminile invece devo fare due nomi: Federica Cassol mi ha davvero convinto per quanto fatto vedere nelle qualifiche delle sprint, anche se ovviamente deve ancora lavorare sulla gestione delle energie nelle batterie; però mi ha entusiasmato vederla in testa più volte. Però come vera rivelazione stagionale non posso non citare la mia atleta, Gina Del Rio: ha fatto davvero un grande salto di qualità in un solo anno. Deve lavorare ancora sulle distanze più lunghe, ma ne siamo consapevoli. Proprio perché certe cose le so, so dove lavorare e vedo anche a che punto può arrivare. Per me è lei l’atleta che ha fatto il balzo più notevole in tutto il settore femminile; forse sarò di parte, ma penso che sia abbastanza condivisibile“.