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Biathlon , Interviste

Biathlon – Armin Auchentaller e la crescita del Team USA: “Una stagione importante per il nostro progetto. Wright? Sarebbe bella una lotta con Giacomel”

Foto Credits: Dmytro Yevenko

Due medaglie mondiali con Campbell Wright, la crescita di Maxime Germain, altri giovani che sono in arrivo. Il progetto del biathlon statunitense, avviato due anni fa da Armin Auchentaller e Emil Bormetti, sta portando i suoi primi frutti, ma soprattutto promette di regalarne degli altri ancora più belli.

Miglioramenti evidenti, quelli dei giovani a stelle strisce, se si considera che Germain è passato in una sola stagione dal 67% al 83% al tiro, che Campbell Wright ha iniziato ad avvicinarsi al podio con costanza per poi salirci proprio ai Mondiali, mentre la staffetta maschile si sta avvicinando sempre di più alle posizioni che contano.

In Val Martello, dove si è recato per seguire sua figlia Hannah, impegnata ai Campionati Italiani, Armin Auchentaller si è fermato a parlare con Fondo Italia per commentare l’ottima stagione della squadra statunitense, che lui stesso ha definito “una delle più belle”.

«È stata una stagione che ha avuto degli alti molto importanti – ha esordito l’allenatore di Anterselvafondamentali soprattutto per noi e per la Federazione, per poter proseguire questo progetto. I risultati di rilievo ottenuti ci danno anche una bella mano per il budget delle prossime stagioni».

Risultati positivi che stanno arrivando con atleti giovani.

«È il segnale che il progetto avviato due anni fa sta funzionando e portando i suoi frutti. I giovani stanno migliorando notevolmente, tanto che già nelle staffette, soprattutto nei maschi, siamo riusciti a dire la nostra e in alcune occasioni siamo stati lì con le nazioni importanti. Inoltre ci sono dei giovani che ancora non sono conosciuti ma sembra possano dire la loro ed essere parte di una staffetta importante».

In campo femminile siete ancora molto legati ai risultati di Deedra Irwin. Cosa si sta muovendo?

«Anche lì stiamo lavorando su atlete che hanno del buon potenziale. Ad esempio abbiamo in squadra due fondiste, che stiamo cercando di portare prima di tutto vicino alla zona punti di Coppa del Mondo, per poi vedere se pian piano sapranno scalare le posizioni di classifica ed entrare nelle venti. Lucy (Lucinda, ndr) Anderson ha già mostrato anche in Coppa del Mondo il suo valore sugli sci, così come Margie Freed. Lucy spara da appena sette od otto mesi, mentre Margie da poco meno di due anni. È inevitabile che abbiano ancora lacune al tiro, certe cose non puoi inventarle dall’oggi al domani. Abbiamo bisogno ancora di due o tre anni».

È inevitabile parlare di Campbell Wright. Da fuori appare un po’ guascone, ma allo stesso tempo tanto professionale e competitivo.

«Campbell è un personaggio di quelli che sogni. È un ragazzo semplice, molto motivato, un leader naturale. A lui viene semplice allenarsi, si diverte nel farlo e questo lo trasmette all’interno del team. I suoi compagni vengono contagiati da lui, dalla semplicità che ha nel fare le cose, dal suo entusiasmo. È uno degli atleti più professionali che abbia mai visto».

Ad Oslo ho intervistato diversi media internazionale sugli atleti che lotteranno per vincere la Coppa del Mondo nei prossimi anni. Molti hanno inserito anche di Campbell Wright.

«Lui è sicuramente uno dei nomi più quotati per il futuro. Credo ci siano tantissimi atleti che possano lottare per i vertici nelle prossime stagioni. Uno di questi penso possa essere Tommy (Giacomel, ndr), che in questa stagione ha fatto vedere delle grandissime cose, da assoluto protagonista. Ecco, mi auguro che Campbell possa riuscire ad avvicinarsi alle prestazioni di Tommy e che possano ingaggiare una lotta bella e simpatica in futuro. Chissà».

Quante volte andrà negli States nei prossimi mesi?

«Quattro o cinque viaggi certamente, principalmente per seguire i raduni della nostra squadra».

Negli USA, come hanno accolto i vostri risultati?

«Sicuramente non sono passati inosservati, ma al momento è difficile capire cosa avverrà in futuro. La certezza è che il Comitato Olimpico ci supporta notevolmente, in particolare dopo queste due medaglie vinte ai Mondiali, che sono state importanti per il prosieguo del nostro progetto. Bisogna però fare anche un bel lavoro alla base per sviluppare il biathlon negli Stati Uniti, vedere come cresceranno i club locali nei prossimi cinque o dieci anni. Dobbiamo creare un circuito domestico, sviluppare l’istruzione per i nuovi allenatori. Sono tante le cose da migliorare».

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